Termovalorizzatori, salvaguardia ambientale, una possibile partecipazione

In un precedente articolo ho accennato alla partecipazione diretta dei cittadini alle decisioni che riguardano parte del patrimonio architettonico-storico-culturale della propria città (ad esempio il caso della Cavallerizza di Torino, a breve ne riporterò alcuni spunti). Lo stesso discorso di partecipazione va fatto per tutte le decisioni che riguardano la salute e il benessere dei cittadini, ovvero la salubrità e la salvaguardia dell’ambiente in cui scegliamo di vivere o siamo costretti a vivere. Una partecipazione difficile da realizzare, nulla o non ancora pienamente realizzata in molte parti del territorio italiano, troppo spesso soffocata invece di essere recepita dalle amministrazioni come una risorsa per poter amministrare meglio. Altre volte invece è esemplare e, là dove si è potuta esprimere, ha portato ottimi frutti.

Il caso del Comune di Capannori: forse il più bell’esempio di comune italiano (insieme ad altri comuni, vedi Un’alternativa possibile all’incenerimento dei rifiuti) dove la partecipazione attiva e consapevole dei cittadini ha portato i risultati sperati sui temi della sostenibilità ambientale e della riduzione dell’impatto dei rifiuti prodotti dall’uomo sul territorio.

In occasione dell’articolo pubblicato sul sito di Riufiuti Zero Capannori, che mi è stato segnalato dal Coordinamento Rifiuti Zero di Torino, ho pensato di ripubblicare qui di seguito il mio articolo sul tema dell’inceneritore di Gerbido, come promemoria e anche come esempio di coinvolgimento attivo di cittadini che, a mio parere, sono ancora troppo poco ascoltati dai decisori. Nel citato articolo di Rifiuti Zero Capannori l’autrice Marta Ferri ripercorre le principali tappe della protesta e della partecipazione propositiva da parte dei cittadini di Torino e dei Comuni limitrofi, residenti nelle vicinanze e non solo dell’area del Gerbido, dove ormai è in funzione il “termovalorizzatore”.

Termovalorizzatore: i timori dei cittadini vicini all’impianto

(Articolo su “DoveVivo… io sono qui, io vivo qui!” che ho pubblicato il 1 maggio 2013)

Da alcuni anni molti cittadini residenti vicino al nuovo impianto di incenerimento dei rifiuti del Gerbido stanno cercando di fare sentire la loro voce: vogliono esprimere i loro timori circa le ricadute dei fumi dell’incenerimento nell’ambiente circostante, circa le conseguenze sulla salute dei residenti e vogliono proporre delle alternative a questo tipo di modalità per il trattamento dei rifiuti.

Sui principali media e testate locali e nazionali sono state riportate spesso le dichiarazioni delle istituzioni pubbliche e degli amministratori aziendali della TRM (Trattamento Rifiuti Metropolitani), più difficile trovare articoli o servizi che abbiano dato spazio a perplessità, paure, domande e proposte dei cittadini.

Nonostante le difficoltà incontrate per avere la giusta visibilità,  i comitati dei cittadini hanno continuato a fare informazione capillare sul territorio, cioè le aree del comune di Torino, le circoscrizioni e i comuni limitrofi che saranno coinvolti più o meno direttamente dall’impatto del nuovo impianto.

Da settembre 2011 sono stati organizzati banchetti per la raccolta firme. Il risultato di questa azione costante e capillare sono state le quasi 7000 firme del solo comune di Torino (di cui 2000 solo nella nostra Circoscrizione 2, come detto dalla consigliera Serena Imbesi), consegnate in via Palazzo di Città il 5 giugno 2012 (vedi articolo e servizio). A queste firme si sono poi aggiunte anche le firme raccolte nella provincia di Torino fino a settembre 2012, mese della prima udienza per il ricorso presentato al TAR da No Inceneritore Rifiuti Zero Torino (3 maggio 2012).

Il TAR ha respinto il ricorso, ma i comitati non si sono fermati e  ora stanno promuovendo una campagna di raccolta fondi che serviranno a finanziare una serie di analisi mediche periodiche che saranno condotte su alcuni bambini che vivono nei pressi dell’inceneritore, la parte della popolazione la cui salute è più in pericolo a causa delle emissioni prodotte dall’impianto, considerate nocive. Il Coordinamento No Inceneritore Rifiuti Zero Torino, impegnato nella raccolta dei fondi, vuole garantire ai cittadini che, se i dati medici confermeranno quanto temuto e sostenuto dai medici dell’ISDE ( (Associazione Medici per l’Ambiente), cioè un aumento di tumori e di patologie provocati dall’impianto d’incenerimento, verrà presentata immediatamente una denuncia con prove certe dei danni.

Come dichiara il Coordinamento, tutta l’organizzazione delle analisi mediche sarà seguita da un pool di medici dell’ISDE che assicurera’ che i dati siano corretti e certificati e soprattutto assolutamente non filtrati da nessun tipo di interesse, se non quello della salute dei cittadini.

Pensando di fare una corretta informazione che non escluda alcuna voce, riporto qui il comunicato ufficiale diffuso il 24 aprile 2013 dal Coordinamento No Inceneritore Rifiuti Zero Torino. Inoltre sabato 11 maggio 2013 è prevista una marcia per promuovere tutte le importanti azioni in corso e condotte dal Coordinamento contro l’inceneritore del Gerbido: la partenza della marcia è prevista a Beinasco in Piazza Dolci ore 14.30, si muoverà verso Torino, attraversando Corso Orbassano, via Filadelfia, Corso Agnelli, per concludersi in Piazza d’Armi.

L’INCENERITORE È IN FUNZIONE, MA NON CI ARRENDIAMO!

CARP E RIFIUTI ZERO PROPONGONO, CON UN DOCUMENTO CONGIUNTO,

UNA RIFORMA DEL CLDC E DEL CONTRATTO DI SERVIZIO ATOR-TRM

A poche ore dall’entrata in funzione dell’inceneritore del Gerbido, il Coordinamento No Inceneritore Rifiuti Zero e il Coordinamento Ambientalista Rifiuti Piemonte (CARP) non rinunciano alla propria battaglia e propongono, attraverso un documento congiunto, una radicale riforma del Comitato Locale di Controllo (CLdC) e una modifica in più punti del Contratto di Servizio sottoscritto tra  ATO-R e TRM.

Il Comitato Locale di Controllo (CLdC) non è stato informato dell’inizio dell’attività dell’inceneritore del Gerbido, perdendo quindi completamente quella poca credibilità che già deteneva.

Appare chiaro come un organo a cui partecipano la Provincia di Torino e i rappresentanti di Comuni che detengono quote azionarie di TRM determini una situazione in cui “controllore e controllato coincidono”: tale Comitato, oltre a non essere rappresentativo dei cittadini, non può quindi dare alcuna garanzia e sicurezza in merito alla funzione di controllo delle emissioni e di tutela della salute pubblica.

Per far fronte a questa grave anomalia, il CARP e il Coordinamento No Inceneritore Rifiuti Zero (attraverso i suoi gruppi di Beinasco, Grugliasco, Orbassano, Rivalta, Rivoli, Torino) propongono di modificare la composizione del CLdC, inserendo un numero di cittadini pari alla componente istituzionale e con diritto di voto: cittadini che lo stesso CARP e lo stesso Coordinamento si propongono di nominare.

In aggiunta a questa e ad altre richieste di riforma del CLdC, il CARP e Rifiuti Zero avanzano anche una proposta di revisione del Contratto di Servizio sottoscritto tra ATO-R e TRM Spa, considerate le variazioni societarie avvenute in seno alla stessa TRM, ora controllata all’80% da azionisti privati.

Ufficio Stampa

Coordinamento No Inceneritore Rifiuti Zero Torino

Tel. 370.710.18.55

E-mail stampa.rifiutizerotorino@gmail.com

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Chiara Maggiore

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8 pensieri su “Termovalorizzatori, salvaguardia ambientale, una possibile partecipazione

  1. Ieri ho potuto seguire la puntata de Il settimanale Piemonte del TGR regionale: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ba1034ea-976a-47d2-bdde-7f545716cc28-tgr.html#p=0.
    Il servizio sul termovalorizzatore era molto ben fatto, anche con alcuni cenni ai tavoli di concertazione quando Chiamparino era sindaco, tavoli preliminari alla scelta dell’area e all’avvio del progetto su Gerbido. Non mi è ben chiaro però come sono stati avviati quei tavoli, quali le modalità di partecipazione attiva dei cittadini. Io non ricordo affatto ci fossero state comunicazioni ufficiali volte a coinvolgere attivamente i cittadini, sia quelli direttamente toccati dall’impatto ambientale di un tale progetto, sia quelli non direttamente toccati.
    Inoltre mi sono sembrate evasive alcune risposte sul monitoraggio degli inquinanti (manca un quadro di riferimento di rilevamento prima dell’avvio dell’impianto). Infine non capisco perché nei servizi della Rai si dia così poco spazio alla “voce contrastante” del movimento dei cittadini, No Inceneritore Rifiuti Zero…. sono considerati solo “terroristi”, come i No Tav, perché portano istanze di cittadini contrarie alla volontà politica (e/o affaristica)?
    Non so, mi mancano troppe informazioni per riuscire ad avere una visione complessiva corretta. Come cittadina ho ancora troppi dubbi.

  2. Come volevasi dimostrare…
    grazie al decreto “Sblocca Italia”, TRM sembra voglia aumentare la capacità di smaltimento dell’inceneritore di Gerbido, tonnellate di rifiuti in più che potrebbero anche arrivare da altre regioni italiane.
    http://www.lastampa.it/2015/02/02/cronaca/linceneritore-brucer-mila-tonnellate-in-pi-eKrfJFmXVCAbUs8N7jKEiP/pagina.html
    e sul sito della Rai TGR Piemonte (edizione delle 14.00, 2 febbraio 2015, al min 7:20 circa)
    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-6438a9c9-47fd-4774-af9c-eec2e24ca19c.html#p=

  3. Dal comunicato stampa dell’Asl TO 1 pubblicato a marzo 2015 (http://www.asl102.to.it/flash/comunicato%20stampa%202%20marzo.pdf):
    Pubblicato sul sito di SPoTT (http://www.dors.it/pag.php?idcm=5591) il report contenente i primi risultati del programma di biomonitoraggio realizzato nel 2013 riguardante i livelli di bioaccumulo di inquinanti organici prima dell’avvio dell’impianto di termovalorizzazione di zona Gerbido a Torino.

    I dati in sintesi http://www.dors.it/alleg/spott/201503/15_02_28_sintesi.pdf,
    Report completo http://www.dors.it/alleg/spott/201403/14_03_06_SPoTT%20senza%20sintesi.pdf

  4. Aggiornamento al 15 dicembre 2015 in un comunicato stampa dell’ASL TO1:
    TERMOVALORIZZATORE DI TORINO: pubblicati i risultati sulle concentrazioni di metalli urinari nei residenti dopo un anno dall’avvio dell’impianto.
    Prosegue l’attività di monitoraggio sanitario della popolazione residente in prossimità del Termovalorizzatore di Torino, attività nella quale è coinvolta anche l’ASL TO1 per una parte di territorio.

    http://www.asl102.to.it/flash/comunicato%20stampa%2015%20dicembre%20termovalorizzatore.pdf

    Ulteriori informazioni sul sito del programma SPoTT (Sorveglianza sulla salute della Popolazione nei pressi del Termovalorizzatore di Torino):
    http://www.dors.it/spott_home.php

  5. Il termovalorizzatore passa per l’80% ad Iren, quindi ci sarà un maggiore controllo pubblico rappresentato dai comuni di Torino, Genova, Parma e Reggio Emilia (essendo Iren una società partecipata da questi)… da cui si capisce come il termovalorizzatore potrà raccogliere i rifiuti dalle tre regioni, Piemonte, Liguria e Emilia Romagna, aumentando di molto le tonnellate di rifiuti bruciati:
    http://www.lastampa.it/2016/01/30/cronaca/le-mani-di-iren-su-trm-servir-tutta-la-regione-dDPDUAloI7n0fk0kyezuRJ/pagina.html
    Spero che vengano attuate quanto prima le direttive europee in merito all’economia circolare “Reuse, Reduce, Recycle”

  6. Il termovalorizzatore non può funzionare correttamente se non si fa una raccolta differenziata corretta. Quante cose buttiamo nel generico perché ancora non sappiamo come differenziare? quanti imballaggi composti dal pluri-sostanze che non rusciamo a separare?
    Poi… gli anziani (solo per fare un esempio)… non tutti possono o riescono a differenziare.
    Se la soluzione continua ad essere non trovata é perché non c’è la volontà di trovarla, a gran beneficio di chi lucra su tutto ciò
    http://www.lastampa.it/2016/10/25/cronaca/i-rifiuti-nelle-discariche-ma-una-non-autorizzata-hi9fy5RGOG23jYmAHYBwjL/pagina.html

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