Capire le migrazioni della disperazione e della speranza

Continuo a leggere notizie e libri per cercare di capire la complessità del fenomeno migratorio cui stiamo assistendo e che sta stravolgendo le nostre convinzioni. Ci sentiamo impotenti davati al dolore e all’atrocità di molte vite spezzate, ma anche impotenti di fronte a quelli che ce la fanno, approdano vivi, ma non vengono degnamente accolti e integrati.

Molti di noi capiscono che questo fenomeno migratorio è inevitabile e inarrestabile (come lo furono altre migrazioni in altre epoche storiche, anche per noi Italiani) perché troppa disparità si è creata nel mondo: è un enorme flusso proveniente da quella parte di mondo povero, soggiogato, sfruttato e annientato dalle armi “dei ricchi” (usate e trafficate con profitti vergognosi), un flusso diretto verso le terre del benessere, verso quell’occidente che si è sfacciatamente arricchito proprio grazie allo sfruttamento di quella parte di mondo.

Molti di noi capiscono, almeno ci provano, e vorrebbero fare qualcosa. Molti di noi invece ancora non capiscono bene (a volte preferiscono non capire) le reali motivazioni che spingono migliaia e migliaia di persone a rischiare la propria vita in viaggi così disperati e disumani.

Riporto qui il link a #NigerEuropa Barriere nella sabbia, un video reportage giornalistico molto interessante realizzato da Marina Sapia con le immagini di Roberto Grifoni per Rai News 24.

Per me è impossibile non voler cercare di capire.
Li vedete quei giovani africani vicino all’ingresso dei nostri supermercati?
Vi fermate a parlare un po’ con loro?
Ci sono tante storie che dovremmo conoscere prima di ergere barriere, per capire dove sta l’illegalità e dove la disperazione.
Noi cittadini possiamo fare qualcosa per questi esseri umani, evitare che la disperazione li possa spingere verso l’illegalità?
Da tempo ci penso e continuo a pensarci…
e in qualche modo sono riflessioni che riguardano tutti, italiani e non, perché troppe persone vengono dimenticate ed emarginate anche tra i cittadini dei paesi così detti “evoluti”  (l’ “economia dello sfruttamento e dello scarto”, come dice il Papa).

 

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5 pensieri su “Capire le migrazioni della disperazione e della speranza

  1. Esseri umani di seria A erigono barriere contro esseri umani di serie B, C….
    Chi stabilisce queste categorie? Possiamo dirci fortunati per essere nati in un paese invece che in un altro e per quanto tempo ancora?
    Magari qualche potenza stabilisce di nuovo che l’Italia diventi un paese di serie C e noi cosa facciamo?
    Ma se venissero rispettati i diritti umani fondamentali nei paesi di partenza e si smettesse di produrre armi ed esportare guerra ovunque non pensate che ognuno preferirebbe vivere nel proprio paese di origine e sceglierebbe di viaggiare non per disperazione con mezzi dignitosi?
    Ho un amico africano che vorrebbe studiare in Europa, sta trovando enormi difficoltà con il visto, proprio come descrive Igiaba Scego, scrittrice somala, in questo articolo:
    Viaggiare è impossibile se non sei nato nel paese giusto
    http://www.internazionale.it/opinione/igiaba-scego/2016/04/11/migranti-passaporto-viaggiare

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